Stai giocando a FIFA in un pomeriggio come un altro. Dopo un sfortunato primo tempo il tabellino recita 0-0 contro un avversario che hai dominato. Pronti via e sei subito sotto, il tuo antagonista (che per altro usa una squadra che detesti) ha trovato subito il gol con un tiro da 30 metri. Il cronometro comincia a correre e man mano che questo scorre inizi ad arrabbiarti. Com’è possibile che stai perdendo? Meritavi ampiamente il vantaggio, eppure sei sotto. Mentre questi pensieri scorrono per la tua mente e, come si usa dire in gergo, “perdi la testa”, la manovra della tua squadra diventa sempre più confusionaria. I passaggi perdono di efficacia, non riesci più a seguire adeguatamente gli inserimenti dei tuoi giocatori e i tiri peccano di precisione. Risultato? Chiaramente 0-1 per il tuo avversario con 15 tiri tuoi e 3 suoi.

Cos’è successo? Semplice, un’emozione ha preso il sopravvento (nella fattispecie la rabbia) e ti ha tolto lucidità facendoti perdere il match. Ora se avete già avuto esperienze con FIFA saprete che quanto descritto sopra capita molto frequentemente, ma se non siete appassionati del titolo sappiate che tale esempio può essere declinato ad una moltitudine di altri giochi. Da COD a Smash, passando anche per gli strategici come Hearthstone, non c’è gioco che non venga influenzato dal nostro stato emotivo. Chiaramente quando si parla di emozioni non si fa riferimento solo alla rabbia, ma bensì ad un ampio spettro di risposte emotive. Un altro grande nemico dello sportivo (anche elettronico) è la paura. Se scendete nell’arena temendo di perdere state tranquilli che perderete. Avete in mente la storia per cui non bisogna avere paura di calciare un rigore altrimenti lo si sbaglia? Ecco è lo stesso.

Le emozioni infatti possono influire sul nostro raziocinio, spingendoci ad adottare strategie di gioco meno strutturate e più confusionarie. L’esempio descritto sopra evidenzia bene il cambio di tattica: “il tempo stringe dunque butto su il pallone come posso”. Risultato? Non ne prendo mezza e perdo. Perché obiettivamente è una tattica poco sensata, ma sentendo la pressione del tempo e si perde lucidità non ce ne si rende conto. La paura, come detto, ottiene un effetto simile. Se entro gioco temendo il mio avversario è facile che adotti una tattica troppo difensivista, che probabilmente mi poterà ad una sconfitta.

Di emozioni che condizionano l’atleta, come detto, ce ne sono molte, il problema è imparare a gestirle. Il miglior modo per farlo è chiaramente quello di rivolgersi ad uno specialista, come ad esempio uno psicologo dello sport, o nel nostro caso dei videogiochi. Questi infatti possono insegnare a distinguere gli stati emotivi (cosa che non è affatto scontata soprattutto in contesti pressanti come lo sport) e ad ovviare a sovraccarichi con alcune tecniche di autocontrollo o di rilassamento.

Non pensi che le emozioni siano così influenti? Durante il prossimo match prova a fare attenzione al tuo status emotivo e, quando ti sembra di non esserne più un controllo, prova a staccare un attimo, giusto quel minuto che permette di ritrovare un po’ di serenità. Vedrai che i risultati saranno sorprendenti.

 

Comments

comments