La recente tendenza del mondo del gaming ad orientarsi verso l’ambito competitivo, oltre che quello ludico, non giunge inaspettata. Se fino a pochi anni fa al di fuori dei confini di stato coreani, luogo di nascita e di culto dei videogiochi a scopo competitivo, nessuno o quasi prestava attenzione a questo fenomeno, in tempi più recenti sono molte le persone che si dedicano a competere e a seguire la propria squadra nazionale o di club nei rispettivi tornei.
Innanzitutto finalmente fa piacere realizzare come il videogioco inizi ad essere pensato come qualcosa di serio, che vada oltre alla bigotta “perdita di tempo”, come è sempre stato inteso. Successivamente è interessante notare come la portata del movimento legato agli esports sia guardata con particolare interesse anche da grandi case produttrici di software, che cominciano ad elaborare e correggere i propri titoli in funzione delle nuove richieste di competitività, sempre crescente, che mostra l’utenza. Pensate alle uscite recenti di FIFA (sia per quel che riguarda FUT che per quanto concerne PRO Club) e alle modalità di funzionamento del gioco, molto orientato ad una competizione oltre quello che avviene durante la partita, in particolare per la preparazione strategica dei vari incontri e per quella tattica. Una scelta analoga è stata effettuata dalla 2K con NBA 2K17, è stata infatti rilasciata una patch che modificasse alcuni aspetti di difesa da parte dell’ IA in PVE per poter diminuire le statistiche medie dei giocatori, in termini di assist e punti.
Nei videogiochi competere è sempre stato il pane quotidiano, al pari che nello sport, che sia contro altri o contro se stessi il succo non cambia. La dimensione sociale allargata a livello mondiale, grazie all’avvento dei social e alla conseguente possibilità di raccolta di persone con interessi comuni, e il sempre più crescente interesse di sponsor ed organizzatori si concilia perfettamente con la logica di gestione sportiva di attrezzature, atleti e “palazzetti”. Come per ogni progetto in divenire, molti sono gli accorgimenti che devono e dovranno essere progettati e risolti, a cominciare dalla creazione di luoghi adatti all’allenamento dei giocatori e delle loro abilità, proseguendo attraverso la creazione di protocolli di allenamento e criteri di ammissione ai vari albi, per concludere con il lavoro di creazione e miglioramento dei futuri professionisti legati al settore. Ogni cosa a suo tempo si dice in questi casi.
Per quanto riguarda però, come si diceva, la situazione attuale e i cambiamenti più recenti non si può che essere ottimisti in merito alla diffusione sia come attività praticata che come attività seguita. E’ possibile che tra una decina d’anni diverse arene nel mondo ospitino svariate migliaia di persone che desiderano assistere a finali di tornei nazionali ed internazionali. Magari un giorno faremo la parte dei nostalgiconi, accompagnando un improbabile nipotino al Virtual Stadium, raccontando di come una volta, in un internet caffè coreano, un signore ebbe una grande idea…

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