In molti sapranno che durante la fase più profonda di sonno, avviene un curioso fenomeno (che è stato battezzato REM e da cui la fase di sonno prende il nome) che consiste in alcuni momenti in cui gli occhi si muovono più velocemente di quanto si potrebbe mai fare durante le ore di veglia.

Ad indagine di questo fenomeno sono state condotte diverse ricerche, le più sofisticate delle quali, utilizzavano gruppi sperimentali composti da popolazioni con diverse caratteristiche. Una di queste popolazioni era rappresentata da videogiocatori, che hanno registrato i punteggi più alti nella velocità di spostamento dello sguardo e, di conseguenza, di orientamento dell’attenzione.
Una delle spiegazioni ipotizzate per spiegare questa superiorità di reazione, da cui l’accostamento alla velocità raggiunta durante la fase REM, riguarda due processi, uno cognitivo e uno percettivo.
Il primo dei due riguarda l’orientamento dell’attenzione e la velocità nel passaggio da un focus attentivo ad un altro, caratteristica in cui i videogiocatori eccellono grazie al continuo esercizio durante l’attività di gioco. La seconda invece è la capacità di “ampliare lo spazio di fissazione” dello sguardo, in parole più semplici i videogiocatori sono più capaci di analizzare, con velocità ed efficacia, lo spazio intorno al punto di fissazione dell’attenzione senza la necessità di fare ulteriori movimenti. Secondo queste ipotesi sembra che i videogiocatori siano quindi più rapidi a muoversi con gli occhi sullo schermo e più efficaci nel riconoscere determinati stimoli anche senza focalizzarli direttamente attraverso l’attenzione.
Se vi fermate un attimo a ripensare ad un vostro qualsiasi momento di gioco, vi renderete conto che, ad esempio, non guardate mai la parte di schermo più vicina al margine, cercate piuttosto di centrare la visuale in quella direzione se notate un oggetto o un punto di interesse. Ovviamente questo discorso vale anche per monitorare contemporaneamente due punti di interesse, posizionando il proprio sguardo ad una distanza che permetta la supervisione di entrambi. Ogni giocatore infatti “splitta” la propria attenzione tra l’ambiente di gioco e i propri nemici, esercitandosi inconsapevolmente a migliorare non solo i propri riflessi motori, ma anche la propria capacità di elaborazione immediata della situazione di gioco, riconoscendo i propri nemici o oggetti specifici (si veda l’articolo sulle affordance). In questo senso il videogiocatore senza accorgersene processa problemi ed elabora soluzioni in tempistiche molto ridotte, in parte per l’esercizio stesso che svolge ed in parte per l’allargamento di percezione visiva di cui si parlava in precedenza.
Risulta evidente quindi come l’allenamento continuo e ripetuto in diverse forme (inteso come giocando a diversi titoli) permette di sviluppare efficacemente queste skills mentali/visive, con effetti evidenti sulla propria performance e sulla propria soddisfazione a fine partita.

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