Uno dei temi più caldi degli ultimi anni, che ha spesso infiammato telegiornali e quotidiani, riguarda il legame che intercorre tra la violenza e i videogiochi.
Noti e famosi giornalisti si interrogano e lottano tra loro riguardo la fatidica domanda:

“I ragazzi di oggi sono violenti per colpa dei videogiochi oppure i videogiochi vengono usati unicamente come capro espiatorio?”

Nessuno lo sa con certezza, psicologi e sociologi di tutto il mondo stanno compiendo numerose ricerche dagli anni 2’000 senza giungere ad una soluzione univoca.

videogiochi-e-volenzaAlcuni psicologi suppongono (senza però una dimostrazione valida) che un legame tra violenza e videogiochi esista realmente. La posizione pro-violenza spiega, infatti, che i giocatori empatizzano (si immedesimano, sentono come proprie le emozioni dei protagonisti) con l’avatar che usano nelle sessioni quotidiane di gioco. In questo caso, usando e gestendo personaggi violenti il giocatore si sentirà emotivamente preso dal carattere instabile di quest’ultimi, manifestando anche durante la vita vera comportamenti aggressivi rivolti soprattutto verso i pari. Mentre si gioca a videogiochi violenti, poi, se si compiono azioni aggressive esse vengono premiate, così questa categoria di psicologi sostiene che, tramite un meccanismo di condizionamento, il giocatore compia azioni violente anche fuori dal videogioco.

Per quanto riguarda la posizione anti-violenza, numerosi psicologi dicono che la stragrande maggioranza di chi gioca a questo tipo di videogiochi non diventa una persona violenta. Molti atti di bullismo tra adolescenti o di violenza familiare con gli adulti sono compiuti da persone che non hanno mai toccato un videogioco nella vita.  Tutto ciò è legato alla personalità del singolo individuo e al suo grado di influenzabilità. Anche media come film o serie televisive, allora, possono portare alla violenza.
Una caratteristica di questi videogame, anzi, sarebbe quella di rilassare la persona che sfoga la sua rabbia e la sua aggressività su persone virtuali. La liberazione delle pulsioni potrebbe addirittura prevenire possibili comportamenti aggressivi e violenti.

Purtroppo, nessuna di queste due posizioni ha ottenuto risultati certi. L’unico punto in comune che si è trovato riguarda l’immersività, per cui i videogiochi sarebbero ottimi strumenti di apprendimento.

Perchè parlare di un argomento del genere in un blog sugli e-sport? Semplice: molti titoli criticati per la loro violenzag4-1864x1048 oggi sono diventati famosi canali di competizione mondiali. Tra loro annoveriamo Call of Duty e Mortal Kombat, “arginati” dalla società perchè giocandoci i bambini imparano condotte sbagliate. Ricordiamo che ogni gioco è dotato di un PEGI, che determina le caratteristiche di un videogioco. I giochi non sono per tutti, hanno dei target di età ben precisi a cui sono destinati. Dovrebbero essere i genitori ad informarsi sui giochi che il figlio usa per insegnare loro ad usarli con prudenza e attenzione.

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